2^C… UNA CLASSE ALL INCLUSIVE

cartellone introduttivo

 

All’interno di una classe seconda (Scuola Secondaria di I°) è emersa una grande criticità: il gruppo nonostante si conoscesse già da un anno, si presentava assolutamente scollato, disunito.
Un contesto del genere, oltre a non rendere piacevoli le giornate scolastiche, non favorisce l’apprendimento che è un processo interattivo in cui le persone imparano l’una dall’altra, ed è frutto di uno scambio reciproco.
Il percorso, fortemente caldeggiato dalla Pedagogista del Comune, referente dello Sportello d’ascolto della scuola, è stato un tentativo per iniziare a tessere una rete di legami  significativi fra i membri del gruppo-classe.

 

Macro Obiettivi  del laboratorio sono:

  • far maturare  un diverso atteggiamento nei confronti dell’altro,  far crescere sentimenti di rispetto e solidarietà;

  • far comprendere l’importanza e la potenza di un gruppo coeso.

 

Il percorso intende sviluppare le seguenti competenze:

 

  • capacità di collaborare all’interno di un gruppo sentendosi veramente parte di esso;
  • capacità di individuare le diversità/caratteristiche che ognuno di noi ha e che ci rendono unici;
  • capacità di accogliere le diversità attraverso i valori del rispetto e della tolleranza;
  • scambio costruttivo di esperienze;
  • capacità di creare un clima accogliente in cui tutti si sentano a proprio agio;
  • consapevolezza che il lavoro di ogni componente il gruppo è importante per la buona riuscita del lavoro dell’intero gruppo. 

 

Gli incontri previsti sono tre con la possibilità di un quarto a seconda della partecipazione e delle esigenze dei ragazzi.

 

APPUNTI DI VIAGGIO

 

ANTEFATTO

Due settimane prima rispetto all’inizio del percorso, ho appeso in classe un cartellone al quale era attaccata una scatola. La scatola aveva, nella parte superiore, una fessura e voleva essere una sorta di “buchetta raccogli messaggi”. Ho spiegato ai ragazzi che in previsione del percorso potevano scrivere in biglietti anonimi, cose che non funzionavano all’interno del gruppo, episodi che avevano creato disagio, atteggiamenti scorretti ecc. In sede di laboratorio sarebbero stati letti (sempre mantenendo l’anonimato) per riflettere e cercare soluzioni di miglioramento.

cartellone appeso in classe

Alcuni messaggi:

Poi se ne sono aggiunti altri:

si aggiungono nuovi messaggi anonimi

1° INCONTRO

La pedagogista, presente all’incontro di apertura, informa i ragazzi che sono liberi di partecipare o meno al percorso. Chi non desidera partecipare, svolgerà attività didattiche.

Il primo incontro viene aperto con un gioco dal titolo: “IO SONO”. Ad ogni ragazzo/a consegno un foglio sul quale deve rispondere alle seguenti domande:
– se tu fossi uno strumento, che strumento saresti?
– se tu fossi un animale, che animale saresti?
– se tu fossi uno sport, che sport saresti?
– se tu fossi un evento meteorologico, cosa saresti?

I biglietti mi vengono riconsegnati  in forma anonima e quando sono letti ad alta voce, il gruppo deve indovinare dalle risposte, chi è il compagno/a che si nasconde dietro alla descrizione.

 

Proseguo leggendo la storia dal titolo “Le ragnatele di Nicola” (di Stefano Bordiglioni) che consente, per la situazione che vive il protagonista, di avviare un confronto relativo al tema del gruppo e alle dinamiche che si possono creare al suo interno.
Prima di iniziare il dibattito, chiedo a tutti i membri del gruppo una “sospensione del giudizio”, in modo che ognuno di loro si senta libero/a di esprimersi senza preoccuparsi di eventuali giudizi.
 Ai ragazzi viene chiesto: “Cosa significa per voi sospendere il giudizio”: rispondono in questo modo

”Non fare commenti sia nel bene che nel male”.

”Le persone si possono esprimere liberamente senza aver timore di essere giudicate”.

”Cercare di aprirci verso persone che non sono simili a noi”.

”Quando una persona dice una cosa, non commento in modo cattivo, non offendo. Se non sono d’accordo si può discutere insieme”.

”Poter parlare senza essere giudicati. Poter dire le proprie opinioni senza che qualcuno dica che non è vero”.

”A volte quando si dicono le cose in questo gruppo si viene attaccati, anche in modo un po’ aggressivo”.

Si è anche ragionato sul fatto che i giudizi non si esprimono solo con le parole ma anche con le espressioni del viso. Si giudica anche con lo sguardo.
Se ci sono giudizi allora è difficile comunicare.

Di seguito vengono riportate le riflessioni dei ragazzi rispetto al gruppo e alle sue  dinamiche:

”A volte non si dicono le cose ad una persona perché hai paura che se la prenda e non ti parli più”.

“A volte si modifica il proprio modo di essere o di fare per farsi accettare dal gruppo (es. il modo di vestire).

“Però a volte si cambia il proprio modo di essere o di fare perché ci tieni ad una persona. Quindi il cambiamento è un segnale di legame, di amicizia”.
”Cambiare può essere bello perché ci si può mettere nei panni degli altri e conoscerli meglio. Si possono sperimentare nuovi stili di vita”.
”Io sono pronto a cambiare per una persona a cui tengo, ma anche l’altra persona deve fare qualcosa per venirmi incontro”.
”Se una persona ha un comportamento che infastidisce il gruppo, ma il gruppo non le dice niente e la isola, la persona non capisce”.
”Anche se è difficile dire a una persona che ha un atteggiamento poco carino, è meglio affrontarla per consentirle un cambiamento in positivo”.
”Per fare notare ad una persona che ha un atteggiamento poco carino, devo usare tatto e delicatezza, devo essere rispettoso. Le cose vanno dette con rispetto perché le parole possono fare molto male”.
”La persona  a cui viene fatta un’osservazione in modo educato e rispettoso, non deve prenderla male, non deve offendersi, ma deve provare di capire e accettare consigli che possono farla inserire meglio nel gruppo”.

A fine incontro viene distribuito un foglio su cui ognuno/a, in maniera anonima, deve scrivere un atteggiamento personale che può essere poco carino nei confronti del gruppo. Di seguito riporto quanto scritto da ciascuno di loro:

– sono troppo schietta
– forse quando mi arrabbio
– la timidezza
– rispondo sempre alle domande durante le interrogazioni
– a volte può infastidire che sono timido e non do risposte
-chiacchiero troppo
– non so se è un atteggiamento che non piace: però quando sono in ansia piango e magari i compagni pensano che lo faccio per non essere interrogata
– forse non piacciono le mie passioni e il fatto che sto appiccicata a tutti
– dico cose che non c’entrano
– mi vanto un po’
– alcune volte voglio avere ragione e non ce l’ho
– sono esagerato
– timidezza
– disordine e sporcizia
– sto attaccata a certe persone perché mi piacciono e perché le voglio conquistare
-cambio troppo spesso carattere e perciò a volte sono antipatica e tratto male le persone senza volerlo
– ironia
– abbracciare
– timidezza, disordine
– attacco troppo le persone e prendo tutto sul personale
– ansia e disordine

2°INCONTRO


E’ iniziato con la lettura di una sintesi delle riflessioni fatte durante il primo incontro (vedi riflessioni riportate nel primo incontro).

Dai concetti emersi, sono stati ricavati cinque possibili impegni che il gruppo può prendersi in carico per migliorare le sue dinamiche interne.
Ogni impegno è stato scritto su di un foglio e tutti i fogli sono stati appesi alle pareti dell’aula, in modo che siano ben visibili.

 

Una volta letti, ai ragazzi è stato proposto il gioco della RAGNATELA.

Ai ragazzi viene consegnato un grande gomitolo di lana; attraverso una lunga serie di passaggi (fino ad  esaurimento del gomitolone stesso), gli elementi del gruppo a mano a mano si legano sempre più l’uno con l’altro, rimanendo intrappolati come in una grande ragnatela.

la ragnatela

Finito il gomitolo chiedo ai ragazzi, tutti legati fra loro, di decidere insieme se assumere uno o più impegni  fra quelli appesi alle pareti. Il gruppo dopo una lunga discussione , decide di assumersi il seguente impegno:

l impegno preso dalla classe

(vedi atteggiamenti personali poco carini nei confronti del gruppo, elencati nel primo incontro)

A quel punto  comunico che possono slegarsi ma, da parte del gruppo, c’è esitazione; i ragazzi chiedono di giocare un po’ con la ragnatela che hanno costruito. Dapprima appare come una grande amaca o una grande rete su cui tuffarsi; poi  come una maxi coperta perché ad un certo punto si stendono tutti sotto la ragnatela.

la ragnatela diventa una coperta

Quando si slegano, chiedo ad ognuno di loro di scrivere su un foglio la sensazione provata durante il gioco.
Alcuni commenti:

3° INCONTRO

Immediatamente M. M  chiede di  poter avvalersi della possibilità di non partecipare perché vuole ripassare storia ed essere interrogato.

L’incontro è aperto dalla lettura, sempre in maniera anonima, delle sensazioni provate durante il gioco della ragnatela, proposto nel secondo incontro.
La lettura degli ultimi due biglietti crea subbuglio perché il contenuto è altamente provocatorio nei confronti del gruppo. I ragazzi capiscono subito da chi sono stati scritti perché i due autori molto frequentemente si lamentano degli atteggiamenti dei compagni e di conseguenza si isolano.
Il gruppo, nonostante tutto appare ben disposto ad aprire un confronto, in modo da provare a capire la situazione e trovare insieme delle soluzioni. I due ragazzi si rifiutano di parlare respingono la mano che il gruppo tende. Anch’io intervengo più volte cercando di far capire che per migliorare situazioni di disagio è assolutamente necessario il dialogo, la comunicazione. Ma i due ragazzi rimangono fermi sulle loro posizioni. Anzi, uno di loro chiede di poter ritirarsi dal percorso. E, dopo poco, lo chiede anche il secondo ragazzo. Il gruppo insiste, chiede loro di rimanere e sono tutti visibilmente dispiaciuti per questo abbandono. Lo vivono come un fallimento.

Per allentare il clima di tensione vengono proposti dei giochi di cooperazione. Il gruppo piano piano ritrova equilibrio e serenità e riesce a gustarsi il clima di gioco.

L’incontro si chiude con la lettura delle Pentastorie, storie nonsense, risultato di un gioco di gruppo.

Al termine i  ragazzi chiedono la possibilità di fare un quarto incontro.
La richiesta dovrà essere sottoposta al gruppo Insegnanti.

DUE GIORNI DOPO…

 Appena entro in classe vengo avvicinata da una ragazza e mi racconta che il pomeriggio precedente, uno dei ragazzi che si era ritirato dal percorso, ha mandato un messaggio sul gruppo della classe, nel quale comunicava  di voler provare a cambiare il suo atteggiamento di chiusura e chiedeva ai compagni di provare ad andargli incontro. Ha chiesto a tutti, in modo accorato, di dare il consenso”.

Durante l’intervallo molti altri ragazzi/e della classe mi hanno  raccontato del messaggio ed erano tutti vistosamente soddisfatti. In mattinata, grazie alla Prof.ssa di francese, c’è stata la possibilità di un confronto su quanto successo ed è stato un momento molto costruttivo per tutti i ragazzi, un momento che ha creato una speranza di unione.

ALTRI ELABORATI REALIZZATI DURANTE IL PERCORSO

Ai ragazzi è stato chiesto di rappresentarsi graficamente in modo libero. E’ stato anche chiesto di associarsi ad un animale, ad uno strumento musicale, ad uno sport, ad un evento meteorologico.
Questi sono alcuni elaborati:

Questo una parte del cartellone riassuntivo:

autoritratti piu esiti del gioco del se fossi

A conclusione del terzo incontro i ragazzi hanno chiesto di proseguire e così è stato fissato un quarto incontro.

 

4° INCONTRO
Dopo aver  predisposto un grande foglio nell’angolo atelier  ho proposto ai ragazzi di lasciare ciascuno/a un segno, una traccia di sè.
Per fare questo avevano a disposizione materiale di vario genere:

materiale a disposizione

 

La condivisione di uno spazio in cui potersi esprimere può non essere facile. Per questo ho scelto un unico foglio e non uno per ciascun ragazzo/a. 
Nel foglio unico si deve accettare che la propria  traccia possa essere modificata  da qualcun altro.
I ragazzi sono stati chiamati nell’atelier a gruppetti di quattro per volta. 
Di seguito alcuni elaborati: 

Poi, piano piano, tutto ha cominciato a mescolarsi:

le tracce si mescolano

Come speravo, nessuno si è lamentato del fatto che il proprio segno fosse stato contaminato da quello di altri compagni/e.
E questo è il risultato: un bellissimo murales corale, che è stato appeso in classe.

murales
Oltre al murales, in classe, sono stati appesi molti degli elaborati realizzati durante il percorso e i ragazzi spesso si sono soffermati a  riguardare ciò che avevano detto o fatto.sul muro della classe sono appesi tutti gli elaborati realizzati durante il laboratorio

 

Il percorso naturalmente non ha avuto effetti benefici immediati e le criticità non si sono tutte magicamente risolte, ma  il clima in classe è decisamente migliorato, si percepiva una maggiore apertura da parte di tutti e quindi un primo accenno di gruppo unito.
Sarebbe importante riprendere il percorso all’inizio del nuovo anno scolastico. 

Un’altra cosa molto interessante è stato avere un feedback da parte dei ragazzi sul percorso, sulle attività  che avevo loro proposte,  sull’utilità o meno di fare un laboratorio per rendere il gruppo più coeso… 
Questa restituzione  l’ho avuta da parte di tutti i componenti del gruppo classe in quanto, durante una  verifica scritta di italiano, è stata proposta la seguente traccia: “Quest’anno abbiamo vissuto la prima esperienza di un laboratorio sul gruppo con l’educatrice. Impressioni, commenti e suggerimenti”.
Devo dire che sono stata davvero  molto soddisfatta di quanto hanno scritto e in particolare li ho ringraziati per i preziosi consigli che  mi hanno dato, qualora dovessi riproporre lo stesso percorso in altre classi.
Riporto alcuni brani estrapolati dai loro testi:

“La mia prima impressione è stata quella di non avere molto entusiasmo per l’attività perchè ci era stato detto che era un lavoro per conoscerci meglio tra di noi.
Ma alla fine devo dire che è stato molto interessante, ho imparato molte cose sui miei compagni. Tutti si sono aperti con le loro emozioni, alcuni hanno fatto molta fatica ma ci sono riusciti.
Fra di noi, durante il percorso, ci siamo liberati da paure, problemi, ansie.
Nessuno deve essere giudicato dal suo aspetto: questo insegnamento l’ho scoperto grazie al laboratorio.” Alessio 

“Il laboratorio secondo me ha cambiato un pò la situazione all’interno della nostra classe. Ogni tanto una rinfrescatina sugli atteggiamenti da assumere nei confronti dei compagni, aiuta a fare una propria analisi per cercare di migliorare e stare bene con gli altri.” Martina

“Il gioco della ragnatela secondo me è stato proposto per farci capire che siamo un gruppo unito.
Ho visto che durante gli incontri la maggior parte dei compagni erano attenti e che ci tenevano veramente a cambiare.
Mi sono sentito molto bene, è stato quasi uno sfogo per me, perchè c’erano un pò di cose che avevo dentro e lì mi sono liberato.
Suggerimento: è stato tutto molto bello, l’unica cosa che avrei un pò cambiato è quello di trattarci meno da bimbi.”  Francesco

“Mi è piaciuto molto questo laboratorio perchè anche se tre compagni sono andati via, uno di loro è molto migliorato.
E’ stato tutto perfetto. Come suggerimento io non darei l’opportunità di uscire dal laboratorio perchè partecipare è un’occasione molto grande.” Emma

“Secondo me l’argomento è stato molto interessante e mi ha fatto sentire veramente bene, come se mi fossi tolta un enorme peso dal corpo, perchè mi sentivo libera di dire ciò che pensavo veramente.
Secondo me è stata molto importante la sospensione del giudizio.” Chiara

“Secondo me nel primo incontro, la storia del ragno è stata letta per farci capire che nel nostro gruppo classe ci sono persone che si sentono escluse…” Victoria

“In questi incontri ho notato molte cose, ad esempio che questa classe collabora molto durante i giochi. 
Secondo me è stato utile il laboratorio infatti ora la classe è migliorata molto rispetto a prima.
Consiglio di organizzare più giochi di gruppo.” Amira